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Santuario Madonna

Il nuovo Mosaico

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Ecco la prima scena in alto, la madre che lo ab- bandona con la mano sulla guancia, un gesto che significa dolore che squarcia il cuore. La madre mette sulle onde del Nilo questo cestino con il figliolo, dall’altro lato lo prende la figlia del faraone».

Seconda scena:

Cristo fugge in Egitto...

«Mosé salvato dunque dal popolo dell’Egitto, nemico storico di Israele; Cristo per essere salvato deve essere profugo in Egitto. Gesù viene portato dasuopadreGiuseppe, persfuggireadErode». E questo racconta anche l’attuale exodus degli immigrati.

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Quarta scena:
Pietro che cammina sulle acque verso
Cristo, cioè l’uomo nuovo, l’uomo redento. Rupnik: - «Pietro cammina finché guarda Cristo, fin quando la fede è più forte della paura, più forte della sua natura, cammina tranquillamente sulle acque; poi nella notte le onde sono grandi e il vento è contrario, Pietro abbassa lo sguardo e vede il buio. Il mare e la notte sono i luoghi che non si conoscono. Pietro si spaventa, affonda e grida, ma una mano lo prende e lo salva. E lui diventa, come noi, uomo nuovo, non più soggetto alla natura ferita, ma persona, capace di donare se stesso. Ma il male ci può ancora vincere, quando succede bisogna gridare e pregare, una mano ci salverà...«. Un’immagine di forte speranza.

Un segno che viene dalla Bibbia nella quale per 272 volte si cita “la tenda”. Isaia, 13,20: “Essa non sarà mai più abitata, di epoca in epoca nessuno vi si stabilirà più; l’Arabo non vi pianterà più la sua tenda, né i pastori vi faranno più riposare le loro greggi”; “Il trono è stabilito fermamente sulla clemenza e sul trono sta seduto fedelmente, nella tenda di Davide, un giudice amico del diritto e pronto a far giustizia”. Isaia 33,20: “Contempla Sion, la città delle nostre solennità!”.
I tuoi occhi vedranno Gerusalemme, soggiorno tranquillo, tenda che non sarà mai trasportata, i cui picchetti non saranno mai divelti, il cui cordame non sarà mai strappato”; Isaia 38,12 “La mia abitazione è divelta e portata via lontano da me, come una tenda di pastore. Io ho arrotolato la mia vita, come fa il tessitore; egli mi taglia via dalla trama; dal giorno alla notte tu mi avrai finito”. Isaia 40,22 “Egli è assiso sulla volta della terra, da lì gli abitanti appaiono come cavallette; egli distende i cieli come una cortina e li spiega come una tenda per abitarvi; Geremia 51,3: “Tenda l’arciere il suo arco contro chi tende l’arco e contro chi si erge fieramente nella sua corazza! Non risparmiate i suoi giovani, votate allo sterminio tutto il suo esercito! Atti 7,44: “I nostri padri avevano nel de- serto la tenda della testimonianza, come aveva ordinato colui che aveva detto a Mosè di farla secondo il modello da lui veduto”. Atti 15,16 “Dopo queste cose ritornerò e ricostruirò la tenda di Davide, che è caduta; e restaurerò le sue rovine, e la rimetterò in piedi”. Corinzi 5,2: “Perciò in questa tenda gemiamo, desiderando intensamente di essere rivestiti della nostra abitazione celeste”.
scendere dalla sede (perché in greco viene detto heromenos, colui che viene, il veniente) in attesa della seconda venuta; allora siccome scende, Paolo è salvato per portare avanti la missione. Paolo ha scritto: - Si vive la nostra umanità da figli per far vedere al mondo un’umanità redenta, noi non siamo nel mondo per fare delle cose straordinarie o per dominare il mondo o per gestire il mondo... noi siamo al mondo per far conoscere un’umanità che rivela Dio e il suo amore».
Apocalisse 7,15: “Perciò sono davanti al trono di Dio e lo servono giorno e notte, nel suo tempio e colui che siede sul trono stenderà la sua tenda su di loro”.
Sono solo alcuni dei passi che le Sacre Scritture ci offrono. E poi il monte Tabor.
La tenda è un luogo di incontro e di assistenza dove verrà ribaltato il concetto di “open space”, perché non sarai mai ospite e fruitore di un servizio, ma protagonista di un sogno che grazie all’aiuto di tutti può diventare realtà.
Dice Pietro: - “La Trasfigurazione è la porta della bellezza che non tramonta, entrata nella storia per essere, per chiunque creda nella Parola fatta carne, la bellezza che salva nel tempo e per l’eternità; “Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia” (Mt.17).
Ecco la tenda. Si apre sui volti di Mosè, Gesù, la Madonna, san Pietro, san Paolo. Ma se li cercate troverete anche i vostri, nostri. Ora hanno un riparo, un’oasi, appena fuori dalla città.

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Quinta scena:
ci sono le mura di Damasco e di nuovo un cesto con il quale san Paolo viene calato dalle mura per scappare, si è salvato perché qualcuno lo ha calato attraverso una finestra fuori dalla città. Rupnik: - «Prima il cesto di Mosè ora il cesto con San Paolo che con il piede destro comincia già a
Ecco queste sono le cinque scene della parete centrale. E poi in mezzo la grande tenda che si apre.
Marko Rupnik l’ha immaginata come un “riparo” per noi tra le violente cadenze delle giornate, la fuga quotidiana, la fretta repentina. Una tenda che si apre sul disegno di salvezza di Dio per noi, quasi un confessionale tra terra e cielo.

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L’ acqua, una cesta, una tenda: tre simboli per “leggere” il grande mosaico. A dare l’ispirazione c’è una donna salvata.

È così che è nata l’idea del nuovo volto del santuario, un volto che narra per immagini e simboli la storia della salvezza.
Rupnik: - «La chiesa è un luogo aperto nel quale l’uomo entra e può essere attratto da qualcosa.
Noi spesso siamo troppo orgogliosi. Non ammettiamo d’aver bisogno di aiuto, di qualcuno che ci redima. Il mosaico è quel qualcosa che attrare l’uomo e può rappresentargli la storia degli interventi di Dio. Ecco che la salvezza diventa la parola chiave della narrazione». Ed è il “film” che declina l’uma- nità redenta attraverso flashback biblici.

Rupnik: «Allora mi sono detto: - Siccome Egidia (la donna al centro delle apparizioni della Madonna dei fiori) mi ha incuriosito molto... iniziamo con le donne. Mosé nasce proprio quando il faraone ordina: “Ogni ebreo maschio venga ucciso”; il faraone dice alle levatrici - Quando vedete una donna ebrea che sta partorendo, uccidete il bimbo e fate finta che sia nato morto... ma le donne (alle quali, come scrive il profeta Malachia, Dio ha affidato il soffio della vita) non lo ascoltano».

E così la mamma salva Mosé, poi però capisce che è pericoloso tenerlo allora lo mette in un cestino e lo abbandona sul fiume Nilo, ma la figlia del faraone è lì. 

Dai cespugli viene fuori una ragazza, (la sorella)

che dice - È un ebreo... Risponde la fi- glia del faraone: - Sì, anche io credo che sia un ebreo; trova un’ebrea che lo allatti e quando sarà cresciuto portamelo.

Rupnik: - «Vedete come Dio guida la storia: contro tutti gli ordini dei potenti, e per la compassione di 2 o 3 donne, Mosé sopravvive.

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Terza scena:
al centro, ecco la vera salvezza, quale?
Rupnik: - «Voi non vi fidate di me, avete paura di me, tutti fuggite davanti a Dio. Adamo ha cominciato subito a fuggire perché dopo i peccati aveva paura... Più siamo lontani da Dio, più siamo insi- curi, allora il Padre dice “Io vi metto nelle vostre mani il mio unico figlio fattosi uomo affinché voi possiate toccarlo, voi non vi fidate di me io invece mi fido di voi”. E, come poi spiega San Paolo, quando eravamo ancora nemici di Dio, Cristo morto sulla croce è diventato veramente il dono assoluto nelle nostre mani. Dio ci ha salvati così».

E poi ci sono due scene laterali:

 

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Rupnik: -«Alla vostra sinistra, quando entrate, vedete Egidia che si rivolge alla Madonna, dall’altro lato c’è Pietro che grida aiuto e viene salvato. Dirimpetto troviamo lei, la Madonna con il bambino che scende... assiste Egidia; in realtà, però, non si tratta della Madonna ma del Signore. La Madonna, infatti, non può fare questo in quanto è semplicemente la madre di Dio, vergine madre del salvatore del mondo, Gesù Cristo, suo figlio. Allora è lui che attraverso di lei può fare del bene. Dietro la Madonna quindi è nascosto Cristo da bambino che mette una manona per bloccare il pericolo perché è lei quella che noi vediamo ma di fatto é il Signore».
E allora ognuno può entrare e trovare, nell’immagine di quella donna, la Madonna che assiste chi ne ha bisogno.

Rupnik: - «Mi ricordo una volta in una chiesa dove noi abbiamo presentato il lavaggio dei piedi da parte di Maria che lava i piedi a Cristo dopo la resurrezione di Lazzaro. Mi sono trovato dopo qualche anno in quella chiesa e ho visto una signora piangere; siccome eravamo in 2-3 persone, mi sono avvicinato e le ho chiesto se stesse male e se avesse bisogno di qualcosa; lei mi ha risposto di no e mi confidato:

- Io non sono una praticante, non ero mai stata qui. Mi hanno detto di venire qui per vedere queste cose, sono venuta, ho visto questa scena e ho capito il senso della mia vita...da anni mio marito è malato, ma io non ho preso un’infermiera, me ne sono sempre occupata io... così quando ho visto l’immagine di questa donna che lava i piedi del Signore ho detto...

_ Sono io... perché, anche se non ero una grande credente, mi sono resa conto che mio marito ed io siamo il corpo di Cristo... allora io lavo i piedi di Cristo...”. Ho risposto a quella signora: - È proprio così, la sua vita è compiuta, vada in pace... Anni prima, in un altro contesto, un uomo ha raccontato la stessa storia... Questo vuol dire che tutti ci possiamo trovare in una scena così, sapendo però che se abbiamo l’amore lo abbiamo ricevuto, perciò dietro c’è quel bambino che è Cristo”.

Rupnik: “Penso e spero molto che quest’opera sarà viva come è stata certamente viva l’intuizione di Don Sergio di farla.... Noi artisti, prima di cominciare a lavorare, abbiamo fatto una preghiera sulla discesa dello Spirito Santo, infatti noi pos- siamo anche essere geniali ma perchè le cose siano vive ci vuole il dono dello Spirito Santo. Io ho creduto tanto in quest’opera perché credo fermamente in una cosa: “Ubi caritas, ibi deus”, Dove c’è la carità, lì c’è Dio».

                                                       Gian Mario Ricciardi